Berlino Metro

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berlino-metro-14L’odore acre della Metro di Berlino entra profondo nelle narici, scendiamo velocemente le scalette mentre sale la temperatura intorno.

Ci lasciamo alle spalle una delle più grandi piazze della città, con il suo via vai di gente, incrocio di vie ferrate e sopraelevate: Alexanderplatz, il vecchio cuore della Berlino dell’est qui batte ancora grazie all’architettura dei palazzi che la circondano, rigidi, sovietici, sconfitti però da tutto il resto: negozi di souvenir e grandi catene di fast food, ogni pochi passi la possibilità di scegliere una birra diversa, accompagnata da pretzel o curry wurst. L’autista del tram continua a suonare, disturbando la manifestazione religiosa in un lato dell’enorme spianata, dal lato opposto un gruppo di lavoratori monta striscioni e bandiere di protesta, poco lontano una boy band intona pezzi pop, tutti parte di mondi diversi nello stesso istante. I binari passano al centro della piazza e qualcuno scende al volo dal serpente giallo.

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La piazza fu dedicata allo zar Alessandro durante una visita ad inizio ‘800 per poi diventare il cuore dei mercati generali e della vita commerciale della città, oggi è circondata da grattacieli e palazzi di varie epoche sovrastati dall’enorme torre della televisione, l’edificio più alto di Berlino. Al centro una strana installazione attira l’attenzione di tutti: l’Urania Weltzeituhr, l’orologio universale. È stato installato il 30 settembre 1969 quando Berlino Est era capitale della DDR, e riporta tutti i fusi orari e le principali città del mondo. Il meccanismo ed il motore elettrico che lo muovono risalgono ancora ai tempi della Repubblica Democratica Tedesca: una trasmissione Trabant fornisce la forza motrice dell’anello delle ore, dai tempi dell’installazione.

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Scendiamo velocemente le scalette mentre sale la temperatura intorno. Linea U8, una fermata. Il rumore di freni rimbomba, entriamo nel serpentone giallo, scendiamo alla fermata Weinmeisterstrasse.

All’uscita è cambiato tutto, ci ritroviamo in un incrocio, intorno palazzotti eleganti. Siamo nel quartiere di Scheunenviertel, il quartiere dei granai, cuore della comunità ebraica, proseguiamo su Neue Schònhauser Strasse fino a Rosenthaler Strasse, poco lontano ci incuriosisce un vecchio portone sormontato da un’insegna al neon, all’interno esplode il contrasto con il quartiere circostante. È l’Haus Schwarzenberg, un cortile interno come ce ne sono tanti in questa zona, ma a differenza di altri, tra queste mura si coltiva ancora la speranza di creare un ambiente sociale collettivo per favorire una creatività libera.

 

Quando nacque nel 1995 in pochi erano convinti che il progetto, che aveva l’obiettivo di creare uno spazio libero per la cultura indipendente e visioni fortemente utopiche, potesse durare tanto tempo, ma il progetto ha attraversato diciotto anni, superando le critiche e, soprattutto, il processo di gentrificazione che ha invaso Berlino nei primi anni del 2000.

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I muri sono un collage di graffiti, continuamente scrostati e ricoperti da nuove opere. Salendo negli edifici sembrerà di tornare alla Berlino degli anni ’70, ma un murales avverte: “My name is not Alice and this is not a wonderland”. La particolarità del cortile è quella di trovarsi nel cuore di Hackesche Hofe, un complesso edilizio ristrutturato dopo la seconda guerra mondiale e che ospita Gallerie d’arte, Boutiques di alta moda e bar eleganti. Nonostante questo l’Haus Schwarzenberg è riuscito a conservare l’essenza indipendente e libera, con il suo  piccolo e antico caffè Cinema, in cui artisti, registi e bohémien si incontrano da anni o il Monsterkabinett, un museo che ospita figure inquietanti e robot bizzarri ispirati ai sogni dell’artista Hannes Heiner.

 

Ci dirigiamo verso Rosenthaler Platz, circa 500 metri e imbocchiamo le scale; siamo di nuovo nella pancia della metro di Berlino, linea U2, 7 fermate e siamo a Potsdamer Platz, destinazione Sony Center.

È valsa la pena arrivare qui non solo per l’incredibile modernità della piazza e della cupola, ma anche per la storia che queste strade conservano. Qui oggi è ospitato il quartier generale europeo della Sony, l’enorme cupola di vetro che sovrasta il complesso di palazzi, è tesa nel vuoto come un telone, sostenuto da travi in acciaio, disposte come i raggi della ruota di una bicicletta.

 

La piazza però, ha subito prima i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e poi la presenza del Muro. Potsdamer Platz è stata terra di nessuno, periferia della città, una zona di passaggio per i berlinesi dell’Ovest. Ma ad inizio ‘900 qui sorgevano il Weinhaus Huth, il non plus ultra della gastronomia berlinese e centro del divertimento e della vita notturna, e l’Hotel Esplanade, simbolo degli anni d’oro della città, costruito fra il 1907 e il 1908. Negli anni ’20 vi alloggiarono Greta Garbo e Charlie Chaplin, dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, le poche parti rimaste agibili continuarono ad essere utilizzate come sala da ballo e ristorante. Negli anni del muro l’Hotel Esplanade fu utilizzato anche per girare scene di film che sono entrati nella storia del cinema come Cabaret con Liza Minelli e Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Oggi ciò che resta dell’Hotel è visibile da una vetrina all’interno dell’area del Sony Center.

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Linea U2 fino a Nollendorfplatz poi linea U4, la direzione sarebbe Bayerischer Platz, ma scendiamo alla fermata sbagliata.

Victoria-Luise Platz, decidiamo di fare una passeggiata e incredibilmente ci ritroviamo in uno dei quartieri più belli visti fino ad ora: le case hanno eleganti facciate in stile rinascimentale, decorazioni e giardini interni, esattamente l’opposto di come viveva nel passato la maggior parte dei berlinesi ammassati nei quartieri operai; qui vivevano anche Albert Einstein, Erich Fromm, Erwin Piscator.

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Il quartiere fu progettato per persone della media e alta borghesia e una linea della metro con sole 5 fermate fu costruta su misura. I suoi abitanti erano infatti intellettuali benestanti, funzionari, imprenditori, medici, avvocati e soprattutto banchieri, per lo più ebrei, per questo nel 1938 la Sinagoga che si trovava in Münchener Strasse fu distrutta nella “Notte dei Cristalli“.

Arriviamo alla stazione di Bayerischen Platz, linea U7, 4 fermate e cambio a Mockernbrucke, linea U1 e ancora 4 fermate.

Si scende a Gorlitzer Bahnhof, se il sole è già tramontato vi toccherà fare a zigzag tra i ragazzi che provano a vendere sballo; uscendo dalla stazione, alla vostra destra, tra Manteuffelstraße e Oranienstraße, guardandosi intorno, è facile notare l’enorme murales dell’artista belga ROA intitolata Nature Morte. L’opera rappresentante vari animali, soggetti che il writer usa spesso, appesi come fossero al macello. Il senso di straniamento è totale: nel bel mezzo di uno degli angoli più vivaci del quartiere turco di Berlino questa macabra scena ci sottopone uno dei più crudeli lati della vita: la morte.

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Poco lontano c’è la nostra destinazione: Markthalle 9, uno dei mercati più antichi della città. Dopo alcuni anni di crisi e il rischio di chiusura, è rinato grazie agli sforzi di alcuni giovani che hanno fortemente voluto la sua sopravvivenza. Tenetevi liberi per la cena del giovedì sera come abbiamo fatto noi e arrivate non troppo tardi, qui si cena presto. Decine di bancarelle, profumi da tutto il mondo e file di luci colorate riempiono lo spazio del mercato. Inizia tutto alle 17 e alle 22 si chiude, sotto le arcate di mattoncini rossi si preparano delizie e specialità alimentari da tutto il mondo: noi abbiamo provato tacos messicani, fufu nigeriano, takoyaki giapponese; all’interno di Markthalle esiste anche un birrificio artigianale e un panificio con prodotti ricavati da farine italiane.

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Ultima tappa, programmata per il dopo cena, torniamo alla metro di Gorlitzer Bahnhof, linea U1, scendiamo velocemente le scalette mentre sale la temperatura intorno, ultime due fermate della giornata, si esce a Warschauer Strasse.

Dopo circa 400 metri e dopo aver superato il ponte della ferrovia si costeggia un muro un po’ diroccato, ricoperto di murales, lo seguiamo imboccando Revaler Strasse, dall’interno del recinto musica e luci, alcune parti del muro sono cadute e indicano l’entrata, ci infiliamo e ci ritroviamo in una Berlino anni ’70, gli abiti punk si mescolano alla dance che viene fuori dai diversi edifici, piccoli stand di cibo e mercatini vintage si alternano, murales enormi e luci colorate fanno da cornice. Siamo nelle fauci del RAW Tempel, cuore culturale della Berlino est, quartiere di Friedrichshain.

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Un complesso di edifici in quella che era la più antica sede delle ex officine ferroviarie prussiane prima e naziste dopo. Durante la DDR fu l’area produttiva e di distribuzione di generi alimentari più grande del paese e fu qui che nacquero le prime associazioni operaie e il RAW diventò scena di scontri e occupazioni.

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Con la riunificazione finì in stato di abbandono fin quando un gruppo di residenti e artisti occupò una parte dei locali per creare uno spazio multifunzionale e dare nuova energia alla scena artistica e musicale del quartiere.

Oggi all’interno del RAW si può trovare di tutto, il Suicide circus, tempio della musica techno, street gallery spontanee, atelier e gallerie d’arte come la Urban Spree, spazi per il climbing e il parkour, una skatehalle e una scuola circense. Il RAW è tutto ciò che è Underground.

 

Linea U8, scendiamo velocemente le scalette mentre sale la temperatura intorno…

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